Ho l’umore sotto zero.
Sono arrabbiata perché i capi sono sempre lunatici e si permettono di trattarti di merda solo perché a loro gira così, e tu non puoi dire niente.
Sono stra-arrabbiata perché la questione lavoro diventa un ricatto morale, perché tu non puoi permetterti di rispondere a un capo perché c’è il terrore che in qualche modo di dia il benservito, e non puoi pensare di non avere un lavoro. Oppure, bene che ti vada, c’è il vecchio caro mobbing, che personalmente mi fa più paura di perdere il lavoro.
E mi urta anche il fatto che io non mi possa lamentare perché “non lamentarti, un lavoro ce l’hai, di questi tempi l’importane è quello”. Per carità, è vero. Ma non deve diventare un ricatto, non deve funzionare che uno ha la fortuna di avere un lavoro e allora deve buttar giù tutto ed essere disposto a tutto.
Non è giusto che funzioni così, sono stufa di sentirmi dire che non sono insostituibile perché fuori c’è la fila di gente che vorrebbe il mio posto. Ma che cazzo vuol dire? Che non ho il diritto di pretendere che il mio lavoro sia valorizzato? Il mio lavoro lo faccio, e lo faccio pure bene, e faccio molto di più di quello che mi è richiesto. Quindi non tollero di dover passare pure per quella inaffidabile perché il capo ha le palle girate e se la prende con me, e non posso dire niente perché “sono già fortunata”. E certo.
A parte che sei fortunato perchè vinci alla lotteria, non perchè hai un lavoro.
Sarei anche un po’ stufa di farmi di Fiori di Bach per gestire il nervoso che, per ovvi motivi, non posso esternare. E ho un bel da andare in palestra, e sudare, ed espellere tossine. Ma dove si è mai visto?
Ma vi sembra logico?Oltretutto vivo nel terrore di un esaurimento nervoso, dato che qualche anno fa ero arrivata al limite, sempre grazie al lavoro. Ma vi sembra normale che uno debba avere paura di esaurirsi perché la società fa passare il messaggio che “non hai scelta”? o questo lavoro o niente per tutta la vita.
E poi mi fa arrabbiare questo stato, che oltre a non garantirti un lavoro, non ti permette nemmeno di avere il coraggio di mollare tutto e di buttarti in qualcosa di tuo, o di diverso, anche solo di sognare di aprire un B&B, o di avere un lavoro che non sia necessariamente in un’azienda, ma qualcosa di più creativo, con orari umani, senza sensi di colpa perchè uno timbra alla fine delle sue otto ore e non dopo undici, manco prendessi tre ore di ferie.
Non è giusto che il lavoro sia al centro di tutto, al centro dovrebbe esserci il benessere dell’individuo. Magari pure con un lavoro di merda, ma non solo con quello.
Ché poi te lo fanno pure passare come un miraggio..... un lavoro..... oooooooohhhh..... non mi sembra vero....... un lavorooooo....... come se fosse una roba piacevolissima e divertentissima e solo pochi fossero graziati da cotanta magnificenza.
Ci rendiamo conto di cosa ci stanno facendo e di come ci stanno facendo diventare? Il sogno non è più una casa, una macchina, una vacanza, no, è il lavoro.
Ma per cortesia. Che per definizione il lavoro non è un piacere.
Ogni tanto mi sembra di non aver più energie per fare tutto quello che vorrei, e sarei davvero disposta a guadagnare la metà pur di avere un briciolo di serenità in più.
E il primo che mi dice che sono fortunata e non devo lamentarmi si becca un lussuoso calcio nel culo, perché non me l’hanno regalato questo lavoro, me lo sono guadagnato, così come non mi regalano lo stipendio ma me lo sudo.
(tra l’altro, vi sembra normale che ho pure sprecato il buono sconto di Sephora perché ho passato due giorni talmente scoglionata e strafatta di Rescue remedy che poi una volta in negozio tutto mi faceva schifo??? Che palle).