lunedì 12 settembre 2011

Si può dire "vaffanculo"?

Aehm.
Ho l’umore sotto zero.

Sono arrabbiata perché i capi sono sempre lunatici e si permettono di trattarti di merda solo perché a loro gira così, e tu non puoi dire niente.

Sono stra-arrabbiata perché la questione lavoro diventa un ricatto morale, perché tu non puoi permetterti di rispondere a un capo perché c’è il terrore che in qualche modo di dia il benservito, e non puoi pensare di non avere un lavoro. Oppure, bene che ti vada, c’è il vecchio caro mobbing, che personalmente mi fa più paura di perdere il lavoro.

E mi urta anche il fatto che io non mi possa lamentare perché “non lamentarti, un lavoro ce l’hai, di questi tempi l’importane è quello”. Per carità, è vero. Ma non deve diventare un ricatto, non deve funzionare che uno ha la fortuna di avere un lavoro e allora deve buttar giù tutto ed essere disposto a tutto.

Non è giusto che funzioni così, sono stufa di sentirmi dire che non sono insostituibile perché fuori c’è la fila di gente che vorrebbe il mio posto. Ma che cazzo vuol dire? Che non ho il diritto di pretendere che il mio lavoro sia valorizzato? Il mio lavoro lo faccio, e lo faccio pure bene, e faccio molto di più di quello che mi è richiesto. Quindi non tollero di dover passare pure per quella inaffidabile perché il capo ha le palle girate e se la prende con me, e non posso dire niente perché “sono già fortunata”. E certo.

A parte che sei fortunato perchè vinci alla lotteria, non perchè hai un lavoro.

Sarei anche un po’ stufa di farmi di Fiori di Bach per gestire il nervoso che, per ovvi motivi, non posso esternare. E ho un bel da andare in palestra, e sudare, ed espellere tossine. Ma dove si è mai visto?
Ma vi sembra logico?

Oltretutto vivo nel terrore di un esaurimento nervoso, dato che qualche anno fa ero arrivata al limite, sempre grazie al lavoro. Ma vi sembra normale che uno debba avere paura di esaurirsi perché la società fa passare il messaggio che “non hai scelta”? o questo lavoro o niente per tutta la vita.

E poi mi fa arrabbiare questo stato, che oltre a non garantirti un lavoro, non ti permette nemmeno di avere il coraggio di mollare tutto e di buttarti in qualcosa di tuo, o di diverso, anche solo di sognare di aprire un B&B, o di avere un lavoro che non sia necessariamente in un’azienda, ma qualcosa di più creativo, con orari umani, senza sensi di colpa perchè uno timbra alla fine delle sue otto ore e non dopo undici, manco prendessi tre ore di ferie.

Non è giusto che il lavoro sia al centro di tutto, al centro dovrebbe esserci il benessere dell’individuo. Magari pure con un lavoro di merda, ma non solo con quello.
Ché poi te lo fanno pure passare come un miraggio..... un lavoro..... oooooooohhhh..... non mi sembra vero....... un lavorooooo....... come se fosse una roba piacevolissima e divertentissima e solo pochi fossero graziati da cotanta magnificenza.
Ci rendiamo conto di cosa ci stanno facendo e di come ci stanno facendo diventare? Il sogno non è più una casa, una macchina, una vacanza, no, è il lavoro.
Ma per cortesia. Che per definizione il lavoro non è un piacere.

Ogni tanto mi sembra di non aver più energie per fare tutto quello che vorrei, e sarei davvero disposta a guadagnare la metà pur di avere un briciolo di serenità in più.

E il primo che mi dice che sono fortunata e non devo lamentarmi si becca un lussuoso calcio nel culo, perché non me l’hanno regalato questo lavoro, me lo sono guadagnato, così come non mi regalano lo stipendio ma me lo sudo.







(tra l’altro, vi sembra normale che ho pure sprecato il buono sconto di Sephora perché ho passato due giorni talmente scoglionata e strafatta di Rescue remedy che poi una volta in negozio tutto mi faceva schifo??? Che palle).

28 commenti:

Haze ha detto...

Dì "vaffanculo" ogni volta che vuoi perché ne hai tutte le ragioni.

La cosa su cui concordo di più è quella sorta di viscidissimo ricatto: hai un lavoro, sii grata, manda giù, sopporta. E poi c'è un ricatto ancora peggiore: osi lamentarti? Bene, niente lavoro.
Mi verrebbe da scrivere tutte le solite cose, quelle che conosciamo tutti, ma sono banalità e, come ho già detto, ognuno le ha -purtroppo- ben presenti.

Il mobbing è una cosa orribile perché ti senti svalutata in tutto. Il loro sogno è quello di spingere le persone alle dimissioni, così non ci rimettono un soldo ed hanno la coscienza pulita perché in teoria non hanno licenziato nessuno. Bella vigliaccheria.

Per rilassarti: con me di solito funzionano un paio di quadretti di cioccolata, musica classica ed un bel libro.

Deirdre ha detto...

Quanto ti capisco.
Tu temi l'esaurimento, io ce l'ho avuto per davvero..
Quanto vorrei mollare tutto, non hai idea, tanto più che quello che faccio non è nemmeno il "mio" lavoro, bensì una cosa nata come un ripiego che poi però, per motivi economici, ho dovuto tenere, e che da 5 anni a questa parte mi fa sempre più schifo.
Vorrei potermi dare alla libera professione, ma non posso.. troppo periodo di merda, se non hai contatti non fai nulla, e se li hai rischi comunque di far poco, e non posso permettermi di licenziarmi.
Sai quante volte pure io mi sento dire che sono fortunata, io che un lavoro ce l'ho e che guadagno forse anche qualcosina in più delle mie coetanee, ma non sanno quante lacrime e antidepressivi mi siano costati.... ma d'altronde, io lavoro nella pubblica amministrazione e quindi non faccio un cazzo tutto il giorno, di che mi lamento?
Con me sfondi una porta aperta, potrei stare qui a scriverti non sai quanto.

Cupcakes ha detto...

Quanto ti capisco!

Solo che io neanche lavoro. Qui, quando stava aprendo l'Ikea, sai quanti curriculum hanno ricevuto?
245.000.
Ora, ma ti sembra normale che tutta questa gente desideri lavorare come commessa in un negozio di mobili, con contratti part time?

Adesso c'è stato un bando per fare gli stagnini o come diamine si chiamano quelli che PULISCONO LE FOGNE. Hanno ricevuto migliaia di curriculum di ragazzi laureati che sognano di pulire le fogne!

Io resto bsita.

E' per questo che quando mi dicono che potrei fare la cameriera anche qua senza bisogno di andare in Inghilterra, dico sempre che, lavoro brutto per lavoro brutto, almeno sarò in un paese dove la meritocrazia vince.

Che tristezza.

Deirdre ha detto...

e almeno, Cupcakes, guadagnerai probabilmente di più.
Una mia amica è stata un annetto a fare la babysitter in Inghilterra ed era completamente autonoma economicamente.. voglio vedere qui quante campano accudendo i pargoli altrui.

goddessinspired ha detto...

Come sai sono pienamente d'accordo con te su tutto ciò che hai scritto, al punto che pur di non subire più certe cose e pur di essere libera di gestirmi ho fatto una scelta radicale e forse ai limiti della follia... magari guadagnassi la metà di prima, guadagno se mi va bene un quarto e se mi va male ancora meno, compro meno, lo shopping, le cene e i viaggi che un tempo facevo qando e come volevo adesso me li segno, e non l'arei detto possibile eppure... Sono molto più felice adesso, un po'povera forse ma fuori da tutte queste meccaniche odiose. Niente e nessuno ha il diritto di farti sentire così, cerca di ricordarlo e tieni duro, prima o poi le cose si aggiustano oppure passato il limite si scopre l'insospettabile coraggio di cambiare da soli le cose... Intanto però conserva la capacità di dire e gridare "vaffanculo" ogni volta che devi, e chissà che un giorno tu non scopra che il capo che continua a ripeterti che sei sostituibilissima è disposto a incassarne più di uno di quei vaffanculo per quanto è prezioso in realtà il tuo lavoro! Ti abbraccio!

Deirdre ha detto...

goddessinspired, non so quale sia la tua situazione lavorativa e familiare, però quando hai una serie di spese fisse (tipo casa, bollette ecc), che ci spendi quasi uno stipendio, non si possono fare scelte radicali.. nel mio caso in famiglia di stipendi sono due e questo ci salva, ma ad esempio se io dovessi rinunciare al lavoro la situazione diverrebbe piuttosto grigia.
Io sono due anni che cerco di lasciare il mio lavoro e di crearmi qualcosa di mio, e dopo due anni sono ancora qui... non sai quanto tutto questo sia avvilente.

Sciacallo ha detto...

Ti leggo sempre, per come scrivi e per l'angolo piacevole che hai saputo creare, riesci a rendere interessanti anche argomenti che normalmente non mi attirerebbero. Non ho mai commentato, ma ho gradito questo post di sfogo, mi hanno sempre fatto sentire in colpa quando "oso" lamentarmi del mio lavoro. Alle volte dopo dodici ore di lavoro mi sento dire che non posso lamentarmi della stanchezza perché sono un impiegato e quindi non faccio un cazzo (si può dire cazzo?).
Come si fa a cambiare le cose? Come si fa a non sentirsi in colpa? Come si fa a recuperare un minimo di amore per noi stessi e di dignità?
Ogni tanto, la sera, mi sputerei in faccia per quello che sono diventato.
Scusa l'invasione.
Un abbraccio,
Sciacallo

Theallamenta ha detto...

Haze il mobbing è atroce, ti porta all'esaurimento, alla sfiducia, all'umiliazione. Per cosa? per avere un lavoro, senza cui, a quanto pare, non puoi fare niente. Io ho giurato a me stessa che casomai mi facessero una cosa del genere io faccio causa.

Deirdre ecco, appunto. Quando parlo di esaurimento non lo dico per fare una battuta, lo conosco bene e proprio per quello mi spaventa da morire, più di perdere il lavoro. Paradossalmente potrei permettermi più le dimissioni, fisicamente parlando, che un esaurimento. Anche il mio è un ripiego, ma sai che succede? di ripiego in ripiego va a finire che alla fine io non ho una professione, che se mi metto a cercare lavoro che cazzo cerco? cosa so fare? tutto e niente, perchè a forza di "ripieghi" non ti formi. Purtroppo però la gente guarda il "niente".

Cup, no che non mi sembra normale, non mi sembra normale che il lavoro, che dovrebbe essere un diritto, diventi un'arma, o uno strumento per tenerti buono. Non è normale che uno debba per forza essere disposto a tutto.

Goddess io infatti ti ammiro per questo, hai tutta la mia stima. Vorrei anche io vedermi "con le palle", fare una scelta, prendere due anni della mia vita e investirli in qualcosa che davvero mi piaccia. Ma non so se ci riesco. Ho paura, mi sento già "vecchia" per i colpi di testa, e mi fa rabbia, IO mi faccio rabbia. Soprattutto perchè sono arrivata a pensare che l'esaurimento sia davvero l'unica cosa che potrebbe farmi mollare tutto.

Theallamenta ha detto...

Deirdre, io sono dell'idea che a volte (e sottolineo A VOLTE) basterebbe ridimensionarsi un momento in quanto a consumi. Non dico che si risparmierebbe uno stipendio, ma buona parte sì. Però è difficile, se poi una coppia pensa di avere un bimbo è impensabile.

Sciacallo sì, si può dire cazzo :)
Grazie per la visita e per esserti palesato (strano che tu non l'abbia fatto con un post di smalti :).
Ti capisco, anche io odio come sono diventata. Se sono felice è perchè al lavoro è andata bene, se sono scoglionata è perchè al lavoro mi hanno fatto girare i coyotes; mi sembra impossibile che non sia il contrario.
Non so come si fa a cambiare le cose, forse bisognerebbe buttarsi e avere fiducia, ma ci hanno instillato il terrore e non abbiamo il coraggio di fregarcene, e Dio solo sa quanto questo mi faccia arrabbiare.

siberja ha detto...

non sai quanto ti capisco..
in particolare concordo con la frase "Non è giusto che il lavoro sia al centro di tutto, al centro dovrebbe esserci il benessere dell’individuo".. me ne sto rendendo sempre più conto..
io sto finendo l'università, ma nel frattempo ho saltellato da un lavoretto all'altro per mantenermi quel poco e per fare esperienza. con paghe da fame e con "superiori" presuntuosi e arroganti che si sentono in diritto di trattarti come gli pare e piace (tanto sei un dipendente, mica un cliente).
ho fatto colloqui di lavoro incredibili, ricordo uno in particolare in cui mi hanno mandata via perchè alla domanda "lei è disposta a lavorare il giorno di natale, vero?" ho risposto che no, il giorno di natale lo passo con la mia famiglia (e stiamo parlando di un posto da commessa in un negozio, mica da infermiera che a natale non puoi chiudere).
capisco che è necessario essere flessibili e lo sono, ma a tutto c'è un limite.

goddessinspired ha detto...

@Deirdre io vivo col mio compagno, quattro gatti e un cane e ovviamente anche noi abbiamo spese di ogni genere. La mia scelta non l'ho fatta dall'oggi al domani ma ho fatto in modo di mettere via qualcosina per iniziare, il qualcosina però è finito molto presto eh, quindi adesso non è che navighiamo nell'oro, facciamo fatica ad arrivare a fine mese come tutti, però... Io ho il tempo di farmi il pane in casa se voglio, e così tante altre cose che prima pagavo me le faccio da me perciò grazie al tempo in più che ho sono riuscita ad abbattere sensibilmente i costi. :)
@Theallamenta io penso tu abbia centrato il punto quando dici che hai paura. Nella mia esperienza era solo quella a frenarmi, la cosa più difficile è liberarsi del terrore che giorno dopo giorno ci instillano dentro quando ci dicono che bisogna avere questo e quello, e che il posto di lavoro deve essere sicuro, e che non ci si può permettere una scelta diversa. Non credere che io alla mia scelta ci sia arrivata a cuor leggero: semplicemente quando sono stata abbastanza logorata dal lavoro ho capito che o rischiavo di morire di fame per aver lasciato il posto sicuro, o sarei morta di stress per non averlo lasciato. Le palle poi secondo me non si hanno in dotazione, si costruiscono lungo la strada... E il modo in cui io sono arrivata definitivamente alla mia scelta è stato bene o male il tuo, è stato guardarmi allo specchio e vedere un riflesso che mi disgustava e decidere di riportarci davanti una persona che mi piacesse, che fosse la mia persona, non quella forgiata da altri. Tra l'altro, a me ci son voluti otto anni per arrivare al punto, ma penso che già riconoscendo il grande problema della paura che ci spinge tu sia piuttosto avanti nella corsa verso te stessa. A proposito, se hai tempo e voglia di leggerlo ti consiglio un bellissimo libro, "La Via dell'Artista" di Julia Cameron, che secondo me potrebbe piacerti e aiutarti molto in un momento come questo. Vedrai, ridicolizzerà in un secondo paure del tipo "sono troppo vecchia per..."! :)

Deirdre ha detto...

goddessinspired, hai avuto senza dubbio coraggio e per questo ti ammiro.
tuttavia, il mio è lo stipendio "fisso" di casa, oltre che il più alto, mentre mio marito è libero professionista e sta iniziando adesso a costruirsi la sua clientela, ma è ancora una cosa troppo oscillante, e su Milano c'è una concorrenza spietata.
Alla fine, per sperare di poter cambiare la mia situazione, devo sperare che le cose inizino ad andar bene a lui...e credimi che è una constatazione che mi riempie di amarezza.

A differenza di Theallamenta, il mio lavor seppur di ripiego mi ha permesso di acquisire una buona professionalità.. peccato che non gliene freghi nulla a nessuno, e in più provenire dal pubblico è già di per sè una brutta presentazione.

LaDamaBianca ha detto...

Hai ragione porca miseria, ragione in tutto. In che razza di mondo siamo se dobbiamo rendere grazie per un lavoro che ci fa stare male, che ci fa imbottire di fiori di Bach e ci fa rischiare l'esaurimento nervoso?
Eppure non c'è modo di sfuggire, siamo in una sorta di gabbia nella quale chi si ferma è perduto.
Io ti mando un abbraccio, per quel poco che può contare, con la speranza che il tuo capo la smetta di trattarti male e si renda conto della fortuna di averti lì. Che, oltretutto, si dà anche la zappa sui piedi perché è noto che chi lavora in un ambiente sereno rende molto di più.

La Bisbetica ha detto...

Anche se non lavoro attualmente e ho avuto pochi contatti con questo mondo, ti capisco. Forse dirò una cosa stupida e ingenua, ma credo che la cosa peggiore di come gira il lavoro in Italia sia proprio il doversi accontentare di quello che capita, invece di impegnarsi in quello che più ci piace e in cui siamo capaci. E così ci ritroviamo il laureato costretto a fare il barista e col morale a terra, gli impiegati irritati e quasi tutti a fare qualcosa nella quale non riusciamo a dare il meglio. Fino a quando si tratta di lavorare un'estate, giusto per permettersi qualche sfizio, si può fare. Ma per tutta la vita no. È disumano, ti svuota.

Un giorno ho letto una frase su un murales, "Se ami il tuo lavoro ti sembrerà di non aver mai lavorato" o qualcosa del genere. Spero che un giorno tu ti possa ritrovare in questa frase.

Elena ha detto...

Direi proprio che un vaffanculo liberatorio ci sta tutto!
Parole sante le tue, cosi come quelle dei commenti.. non c'è altro da aggiungere..

Kawaii-Woman ha detto...

...è tristissimo quello che scrivi, ed è pure più triste accorgersi che tutte/i si sono ritrovati in questa situazione...o una volta, o quotidianamente...purtroppo dobbiamo fare uno sforzo enorme per trovare il giusto equilibrio e non lasciarci schiacciare...tu sei giovanissima e quindi puoi "osare" di più, anche perchè poi SUCCEDE A CHI CI CREDE!Silvietta tu hai energia e capacità...non arrenderti!

Spendi e Spandi ha detto...

Quello che scrivi purtroppo è verissimo... ed è veramente assurdo pensare alla differenza generazionale che c'è tra noi e i nostri genitori dal punto di vista lavorativo. A noi toccano zero sicurezze, zero soddisfazioni e quintalate di rospi ingoiati.
E dovremmo pure essere GRATI per tutto questo.
Uscire dall'università con 110 e lode e vedere che chi, per sbaglio, assume, preferisce assumere un diplomato perchè per te laureato le aspettative sono troppo alte, dovrebbe pagarti troppo... bah...
si vede poi che fine sta facendo l'Italia. (Perchè la crisi c'è in tutto il mondo ma qui prendiamo proprio per il culo la gente...).
E per di più ci sentiamo anche dare dei "bamboccioni".
Direi che il vaffanculo ci sta.
E ce ne sta anche più d'uno!
Hai tutto il mio supporto!

Spendi e Spandi ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Spendi e Spandi ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Spendi e Spandi ha detto...

Mi ero infervorata e mi è partito il dito su invia... Sorry! =)

Deirdre ha detto...

@Spendi&spandi, ma lo sai quante volte mi sono sentita dire che non mi assumevano perchè "troppo qualificata"?? anzi, una volta mi è successo pure mentre ero alla ricerca di uno stage. Assurdo.

Cristina - PeeBeforePolish ha detto...

Si può dire... Cazzarola se si può dire!
Non hai idea (anzi, forse ce l'hai lo stesso) di quante volte son tornata a casa piangendo, e mi son svegliata piangendo al pensiero di andare in mio ufficio...
E bisogna anche baciarsi le chiappe perché si ha un cacchio di lavoro, spesso e volentieri supersottopagato...
A volte spaccherei la testa al mio moroso che non ne vuole sapere di andarsene all'estero, guarda...

Deirdre ha detto...

Già Cristina.. bisogna pure essere grati.. grati per essersi fatti venire una sorta di dermatite pruriginosa su tutto il corpo che dopo quasi 2 anni non è ancora del tutto andata via.. grati per essersi fatti venire l'esaurimento nervoso... credo che prima o poi tutta questa gratitudine mi soffocherà.
Scusate se imperverso su questo post ma è un argomento che, come avrete intuito, mi infervora molto e mi sta molto a cuore..

Alice @ NailsbyAlice ha detto...

Silvia hai tutto il diritto di dire fanculo... di dirlo? Di urlarlo!!

per me adesso di nasce con una sorta di inclinazione ad accettare il lavoro che capita, a ritenersi fortunati SE un lavoro QUALSIASI lo si trova. E' terrificante.
A causa dello stress (preoccupazione per i soldi che finiscono puntualmente la 3 settimana del mese, anzi, non essendoci stipendi fissi a casa, a volte andiamo avanti non so come...+studio+ripetizioni+mille lavoretti+tante rinunce) sto rischiando un'ulcera e a giorni sono a k.o. per la cefalea. Ho 21 anni e mi sento schiacciata da tutto questo. Come posso pensare al futuro? Come possiamo dedicarci a noi stessi? è opprimente e deprimente.
Un ragazzo ce l'ho ma una famiglia assieme a lui... sì, la immagino ma quasi fosse un sogno, un qualcosa senza confini precisi, senza definizione spazio tempo.

Mi manca il coraggio per scappare all'estero. Dio santo, scappare all'estero. Una patria che non ti offre futuro la stiamo accettando, la approviamo ogni volta che andiamo a votare gente che poi non ci rappresenta. Stiamo prennemente a 90° e ci sembra normale.

Theallamenta ha detto...

siberja guai a dire che non sei disposto a lavorare di notte, di sabato o a viaggiare! che poi voglio dire, ma uno non può avere il sogno di una famiglia e di lavorare vicino a casa? perchè deve essere in contrasto? perchè dobbiamo fare i moderni a tutti i costi e dire che certo, mi trasferisco anche all'estero, che problema c'è? ma basta, cosa c'è di male nel voler stare vicino a casa?

goddess infatti la mia ammirazione nasce dal fatto che non hai fatto uncolpo di testa, ma sei arrivata ad una decisione ben sapendo a cosa andavi incontro, ponderata sotto tutti i punti di vista.

Bisbetica già, a me la mancata gratificazione pesa di più dello stipendio basso.
trovo anche assurdo che ormai si scelga l'università sulla base della richiesta di mercato, infatti oggi tutti fanno ingegneria o medicina, anche chi avrebbe voluto fare, chessò, lettere (almeno per la gente che conosco io).

Spendi a me una volta hanno suggerito di non mettere la laurea e il master nel cv. eggià, e 5 anni della mia vita come li giustifico se non ho lavorato nè studiato???

Cristina, sì, conosco bene la sensazione, e anche la sensazione di vomito appena sveglia la colite/dissenteria cronica :)

Alice è assurdo pure dover scappare all'estero (a meno che uno non lo voglia davvero). qualche anno fa i più temerari andavano all'estero per fare un'esperienza che poi , una volta tornati qui, potessero spendere in un lavoro anche ripagato. Adesso è solo più una fuga. fuggire all'estero magari per fare la commessa e sopravvivere, non per avere del valore aggiunto.

Anonimo ha detto...

mah se siete così vulnerabili allo stress era il caso di non rubare posti di lavoro a persone più idonee di voi... siete delle ladre per quanto mi riguarda.

Poi dal lato umano ho tutta la compassione di questo mondo per il vostro malessere, ma siete anche LADRE di posti di lavoro a persone che se lo meritano molto più di voi

Selli ha detto...

Non avevo purtroppo notato questo post... Io sono terrificata. Terrificata perché sto scrivendo una tesi di laurea in Lingue e Letterature Straniere con la quale, una volta laureata, potrò allegramente pulirmi il culo. E andare a friggere le patatine da Mc Donald's. In questi anni non ho mai avuto un vero e proprio lavoro, sono riuscita ad andare avanti a ripetizioni e borse di studio (eh già, perché la mia famiglia è pure "povera"), ma se penso al futuro vedo una macchia grigia, come il Nulla della Storia Infinita, non so se avete presente... Io non dico che non farei anche la commessa, per carità tutti i lavori hanno la loro dignità, ma se l'avessi saputo, almeno non mi sarei fatta il mazzo per studiare tutti questi anni... E lo scenario che dipingete voi, che già più o meno avevo chiaro ma non così tanto, mi fa tremare. Come può una persona fare progetti quando le cose stanno così? Quando devi fare di tutto e accettare di tutto perché tanto se no "ce ne sono altri centomila fuori dalla porta"? Poi i giornalisti di Libero dicono che le donne non fanno figli perché studiano... La verità è che non ci sono soldi per fare un figlio, i figli costano purtroppo, tutto costa e le persone non contano più niente. Io e il mio ragazzo stiamo seriamente pensando di SCAPPARE all'estero, sì, proprio scappare, perché non sarebbe altro che una fuga... Io non ho mai voluto vivere stabilmente all'estero, viaggiare sì, ma io amo la mia città! Purtroppo però saremo costretti a farlo, mi sa. E andremo sempre peggio... Hai tutta la mia comprensione, ma finché ci saranno geni come l'anonimo qui sopra, come si può sperare che le cose cambino? Fatti furbo, "ladro" dei miei stivali...

Lorenzo ha detto...

"...sarei davvero disposta a guadagnare la metà pur di avere un briciolo di serenità in più."

Tu ne fai una questione di "serenità", io invece ne faccio una questione di "gratificazione".

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